Quando nella celebrazione della Santa Messa ci disponiamo ad ascoltare la proclamazione della Parola di Dio – le letture bibliche e l’omelia che le attualizza per noi – accade sempre ciò che accadde ai due discepoli di Emmaus.
Cristo risorto si avvicina, bussa alla porta del nostro cuore, e ci parla.
Il cuore della Parola che Cristo risorto per bocca della Chiesa ci rivolge è certo il vangelo. Prima però occorre coglierne il preludio nell’ascolto dell’Antico Testamento (prima lettura) e le implicazioni nelle parole dell’Apostolo (seconda lettura). Lo splendore del sole di mezzogiorno – per usare un’immagine – si coglie dall’aurora e dall’alba come preludio e dal calare/tramontare come compimento.
Ma che cosa fa la Parola di Cristo risorto che la Chiesa ci annuncia?
Essa fa quello che fece agli inizi: crea e rinnova. È come una Luce che fa emergere il bene ed il male presente nella nostra vita; giudica, interroga, corregge, sollecita, esorta, rimprovera, istruisce, consola, infonde fiducia e speranza.
Non è cronaca, ma appello, pro-vocazione: chiamata ad uscire da noi stessi, a volgerci a Colui che solo ci conosce e ci indica la via da percorrere. E’ un dito puntato su Gesù Cristo, la Parola fatta carne, Verità di Dio e dell’uomo. Se il nostro cuore si pone davvero in ascolto della Parola, passa adagio adagio dall’affanno e dall’ansia alla pace e alla serenità; dalla delusione alla fiducia, dalla amarezza alla gioia.
La Parola ricrea, rinnova la nostra coscienza, ci apre al futuro.
Come i due di Emmaus, anche a noi accade nel Rito di riprendere coraggio, di desiderare che la presenza di Cristo –che magari si era un po’ oscurata nella nostra vita – sia riconosciuta nella sua verità: Resta con noi, Signore, perché si fa sera!
L’accoglienza della Parola con animo aperto genera immediatamente il desiderio, l’invocazione di chi avverte che la propria vita senza la comunione con Cristo conoscerebbe un inevitabile declino delle attese e delle speranze.
Don Fulvio