Stupisce sempre la straordinaria capacità dell’arte nel guidarci a cogliere i misteri della nostra fede con una profondità inaspettata. Un esempio ci viene dal dipinto del Caravaggio raffigurante l’ ”Incredulità di Tommaso”, datato intorno al 1600. Su uno sfondo scuro emergono quattro personaggi: il Cristo Risorto, una figura carica di luce, e tre discepoli che osservano la ferita nel costato di Gesù.
Colpisce e coinvolge, al centro della scena, la fronte corrucciata di Tommaso, in preda allo stupore e allo sbigottimento per il gesto di Gesù che prende con forza la mano e accompagna il dito indice dell’apostolo dentro la ferita.
Gesù quasi costringe Tommaso ad andare in profondità, a non fermarsi alle buone intenzioni, a mettersi davvero in gioco davanti alla sua passione, morte e risurrezione.
L’apostolo e gli altri due personaggi alle sue spalle, anch’essi coinvolti nella sorpresa e nello scrutare meravigliato, sono figure che vanno al di là della scena evangelica e rappresentano tutta l’umanità, che è interpellata dal Crocifisso Risorto, e che si protrae verso di lui (come richiamano il movimento delle tre teste dei discepoli), alla ricerca della luce e della pace.
I vestiti dei tre personaggi che condividono la scena con Gesù riportano all’epoca del Caravaggio, per annunciare la contemporaneità alla nostra vita dell’avvenimento di Cristo: il ricordo e la celebrazione di questo passato è grazia e dono per il nostro oggi, anche per la vicenda personale di chi osserva il dipinto.
La mano di Gesù che spinge il dito di Tommaso è un invito anche per noi ad entrare con decisione e con stupore nel mistero pasquale; ad ascoltare e a lasciarci investire dall’annuncio di gioia e di speranza della Pasqua.
Scriveva san Paolo VI: “Prima di commentare il fatto della Pasqua e di considerare le conseguenze per la nostra vita, dobbiamo lasciarci scuotere nei nostri soliti pensieri e scoprire la meraviglia di questo fatto: Cristo è veramente risorto!”.
Il Caravaggio nella sua opera ci invita a scrutare con attenzione la ferita del costato, che sembra rappresentare un bacio. Quasi a svelarci il segreto, il mistero profondo di quella vita e di quella morte che ora risplende per sempre di luce: il segreto è proprio l’Amore, qualcosa che tocca le corde degli affetti ed è disponibile per tutti.
Celebrare la Pasqua, lasciarci guidare dalla liturgia per toccare con mano il cuore del Crocifisso Risorto è saper leggere questa parola di amore per ogni uomo, anche per te, per me, per poter affermare anche noi con Tommaso, con commozione e stupore, “Mio Signore e mio Dio”.
È l’augurio che rivolgo, anche a nome della Diaconia, a ciascuno e a tutta la nostra Comunità.
don Fulvio