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BENE-DIRE INVECE CHE MALE-DIRE

È importante e sapiente, all’inizio di un nuovo anno, dare uno sguardo in avanti, cercando di individuare qualcosa che possa orientare e dare contenuto ai giorni che ci aspettano.
Nella Parola di Dio della Messa di inizio d’anno c’era una parola, un verbo che ci suggerisce l’atteggiamento da tenere: è la parola “benedizione”, il verbo “benedire”: “Ti benedica il Signore e ti custodisca. Il Signore faccia risplendere per te il suo volto e ti faccia grazia” (Libro dei Numeri).
C’è anzitutto la benedizione di Dio sul nuovo anno: è Gesù la benedizione di Dio. Il nostro mondo e la nostra vita sono benedetti perché abitati dalla presenza del Figlio di Dio. Una presenza, una compagnia che ci invita a guardare con fiducia e speranza al futuro: non siamo soli!
Ma la benedizione e il benedire devono diventare anche il nostro stile consueto lungo i giorni del nuovo anno.
Come possiamo vivere alcuni tratti di uno stile benedicente?
Nel nuovo anno dobbiamo imparare a benedire sempre il Signore: lodarlo, ringraziarlo, riconoscere la sua mano provvidente e i segni costanti del suo amore.
Bene-dire è poi dire bene, parlare bene, dire parole di bene, al posto di parole che mettono in circolo il male. Nelle relazioni sociali e negli spazi televisivi siamo ormai abituati a parole volgari e di insulto. Ma anche nel piccolo mondo dei nostri rapporti con altre persone quante volte sfuggono parole di lamentela, di critica, di pettegolezzo, di sospetto, di giudizio.
Benedire, dire bene, parlare bene è educarci e abituarci ad un linguaggio pulito, sobrio, fine e gentile; non arrogante o che si sovrappone, ma franco e leale: “Il vostro parlare sia sì, sì, no, no. Il di più viene dal maligno”.
Uno stile benedicente porta a benedire la vita: in quanti momenti e in quante occasioni la nostra vita e la vita degli altri viene messa alla prova! Penso alle decisioni importanti, alle scelte forti che riguardano la propria famiglia, il lavoro, gli affetti; o alla prova del venir meno di qualcosa e di qualcuno (l’amore che finisce, la salute che manca, la malattia, la vita che muore).
In questi passaggi forti della vita è importante che ci sia qualcuno a fianco che sappia ascoltare, che possa percorrere un tratto insieme, portando parole e gesti di sapienza e di bene. Quando siamo presenti agli incroci importanti della vita, allora il vangelo parla agli uomini e Dio è meno distante. Così si benedice la vita.
Lo stile benedicente si esprime poi nel fare il bene: il benedire deve accompagnarsi al bene-facere.
Iniziare con il passo giusto il nuovo anno significa allora prendersi l’impegno ad essere diffusori di bene, persone dal cuore buono, veri operatori di bene e di pace.
Bene-facere è fare bene il proprio lavoro, con passione, con onestà, nel rispetto delle regole e soprattutto nel rispetto del prossimo e del bene comune.
Il bene poi va fatto bene, con eleganza, con stile, con cuore: quanti affanni, lamentele, agitazioni e tensioni rischiano di compromettere tutto anche se agiamo a “fin di bene”.
Che la benedizione di Dio, che nel Natale abbiamo riconosciuto con gioia nel volto sorridente e accogliente del Figlio di Dio, possa risplendere anche sul nostro volto, nelle nostre parole e sulla nostra vita in uno stile davvero benedicente.

Don Fulvio