Per molti cristiani il tempo d’Avvento è diventato una semplice preparazione al Natale, quasi si attendesse ancora la venuta del Signore come uomo in mezzo a noi nella povertà di Betlemme.
Questa però è un’ingenua regressione devota che impoverisce la speranza cristiana. In verità il cristiano ha la consapevolezza che, se non c’è la venuta del Signore nella gloria, allora egli è un uomo da compiangere più di tutti i miserabili della terra; e se non c’è un futuro caratterizzato dal nuovo che il Signore può instaurare, allora anche la sequela di Gesù oggi diventa insostenibile. L’Avvento è dunque un tempo forte perché in esso ci si esercita all’attesa del Signore, alla visione delle realtà invisibili, al rinnovamento della speranza nel Regno, nella convinzione che noi oggi camminiamo per mezzo della fede, non della visione, e che la salvezza non è ancora sperimentata come vita piena, finalmente non minacciata dalla morte, dalla malattia, dal pianto, dal peccato. Per i cristiani l’Avvento è un tempo in cui con convinzione si afferma che il Signore tornerà per il giudizio. Tutti gli uomini della storia e di tutte le terre entreranno in giudizio, perché sia fatta giustizia a quanti sono stati nella loro vita vittime, a quanti nella loro vita è mancata quella pienezza perché poveri, oppressi, sofferenti. Il grande filosofo marxista Adorno si chiedeva: “Ma se alla fine della storia davvero si giungesse ad una società giusta e pacifica, che ingiustizia sarebbe per gli uomini delle generazioni passate che non hanno conosciuto né giustizia, né liberazione? Occorrerebbe un evento, un fatto che a tutti renda giustizia. Occorrerebbe allora una risurrezione dai morti, ma per pensare questo occorrerebbe la fede cristiana, che io non ho”. Ecco: i cristiani sono quelli che hanno questa fede, questa speranza, e perciò sperano la salvezza e la giustizia del Dio che viene per tutti.
L’Avvento e l’attesa del Signore